La verità sulla “Mattanza”

Partiremo da Favignana in tarda serata [di Favignana ne parlo qui e ancora qui], per cui dedichiamo la mattinata alla visita guidata all’ ex Stabilimento Florio della Tonnara di Favignana che si staglia imponente di fronte al Porto, quasi a volere accogliere nella sua millenaria storia il turista, più o meno informato.

Ex Stabilimento Florio della Tonnara di FavignanaTonnara di Favignana Tonnara di Favignana

E la scelta è azzeccata, perchè, dalle mura della Tonnara, trasudano amorosi stenti per un’attività, la pesca del Tonno, che è stata profondamente sentita dagli abitanti dell’isola.

Ex Stabilimento Florio della Tonnara di Favignana Tonnara Florio Ex Stabilimento Florio della Tonnara di Favignana Ex Stabilimento Florio della Tonnara di Favignana

Prima di ascoltare la guida, apprezziamo 2 straordinarie mostre, ospitate in locali sapientemente restaurati, così come l’intera Tonnara, mantenendo alto lo spirito e il ricordo degli anni che la travagliarono nel bene e nel male. La mostra intitolata ‘Qualcosa di mio’ è un inno alle suggestioni dell’apprezzata Fotografa Letizia Battaglia, che sono spiazzanti. Ha ritratto decine di vittime di omicidi di mafia e luoghi di morte ma in questa mostra esprime sensazioni e sentimenti profondamente personali, selezionando una sequenza di immagini di donne tuttofare, bambine e dei loro sguardi e gesti quotidiani catturati nella crudezza del bianco e nero in una Sicilia drammatica ed inconfondibile dagli anni ’70 agli anni ’80. Ma la sua fotografia rimane strumento di “salvezza e verità”, come dice lei.; documentare la tragicità della verità per trovare la salvezza, penso io, che mi sono immedesimata totalmente.

Letizia Battaglia Letizia Battaglia

Interessante, è anche un altro allestimento permanente di 34 opere del grande fotografo tedesco Herbert List. Le fotografie, scattate nel 1951, hanno per tema la Mattanza e la lavorazione del Tonno all’interno dello Stabilimento, d’architettura Industriale.

Herbert List Herbert List Herbert List

All’interno della Tonnara sono presenti n°2 lastre di piestra: una, riporta che nell’anno 1848 si uccisero 4.345 Tonni e un’altra dirimpetto, riporta che nel 1859, ultimo anno di Gabella pagata [iniziata a pagare ai Pallavicino nel 1840], se ne pescarono addirittura 10159, a sentire la guida, furono anzi 10589! Dopo il 1859 si fece subentrare nell’affitto il genovese Giulio Drago. Ma, nel 1874, anno di svolta per l’isola, il potente armatore e statista Ignazio Florio [da cui lo Stabilmento prese il nome perchè ne commissionò la costruzione] diventa proprietario delle Egadi coi diritti di terra e mare per cui, la pesca del Tonno diventa, anzichè in Gabella, di proprietà, con enormi vantaggi economico-architettonici per l’isola di Favignana.

Successivamente, a causa della gravità dei debiti a cui gli eredi non riuscirono a far fronte, Favignana e la Tonnara con tutti i diritti di terra e di mare, fu venduta, nel 1937, ai Parodi di Genova. Ma ciò nonostante, I Florio restarono ancorati nella memoria dei Favignanesi per il loro apporto umano, economico e culturale, che segnò prepotentemente quest’isola.

Lastra di Pietra alla Tonnara

Quando era in auge l’attività marinara della pesca del tonno, erano tutti coinvolti nel buon esito della sua pesca e produzione, poichè l’ economia dell’isola dipendeva dalla risposta a una frase emblematica e cioè: “Quanti ni ficiro?” [Quanti tonni hanno pescato?]; per cui i Favignanesi s’identificano tuttora con la Tonnara e, ricordano amorevolmente e con orgoglio alcuni loro cari che hanno lavorato nella Tonnara o sono morti durante la spettacolare, suggestiva e drammatica cattura dei Tonni! Sottolineo cattura perché la guida preciserà che la Mattanza [Pesca del Tonno], ad oggi abolita, non era una carneficina reiterata dai pescatori ma, erano gli stessi tonni, confinati in uno spazio sempre più ristretto e privo di ossigeno per via del sollevamento della rete, a ferirsi mortalmente con gli arti esterni, dibattendosi selvaggiamente tra di loro. Gli arpioni dei pescatori, venivano quindi infilzati nei tonni, già morenti, per trascinarli nelle barche!

Mattanza

La cattura dei Tonni risale a tempi antichissimi; sappiamo che già i Fenici la praticavano e probabilmente con lo stesso sistema, fino alla sua abolizione. Tale sistema, consisteva nel condurre i banchi di tonno in “camere” formate da reti lunghe anche 5 Km e profonde, a seconda della profondità del mare, anche 70 m. Il tonno, avendo l’abitudine di nuotare lungo una parete, veniva condotto facilmente nelle camere che divenivano sempre più piccole, sino alla decima, chiamata camera della morte, dove, anche il fondo era costituito da una rete. La penultima camera conteneva, inoltre, un foro per consentire ai tonni non ancora adulti di fuoriuscire e procreare. I pescatori, aspettavano il comando del “Rais”[In Arabo “Capo”: pescatore anziano ed esperto che guidava la Mattanza], per iniziare la manovra di accerchiamento dell’ultima camera con le Barche e sollevamento della rete in modo uniforme, sino ad arpionare i Tonni morenti, facendoli scivolare a bordo con un enorme forza muscolare. Quest’ultima operazione detta della Mattanza era pericolosissima e difatti, un numero di ben 8 pescatori si dedicava alla cattura di un singolo Tonno! E in quegli istanti, guardando ad una Croce salvatrifice, intonavano forte una vecchia canzone ritmica per esorcizzare la paura di morire!

Aia, mola’, aia mola’ E San Petru piscaturi

E il giorno dopo la Mattanza, aveva luogo una festa liberatoria, con canzoni popolari nella Piazza dell’Isola.

Croce salvatrice Tonnara di FavignanaCattura dei Tonni Reti di Tonnara Reti di Tonnara

Scrive Herbert List: “I Tonni così catturati e svuotati delle interiora, sono appesi in lunghe file, nel capannone aperto per essere lavorati ulteriormente, dopo che vengono fatti a pezzi, la polpa, che è molto compatta, viene cotta in grandi recipienti per essere ripescata, dopo la cottura, con grandi mestoli

E anche per il Tonno vale il detto ‘non si butta via niente‘ perché anche le ossa sbriciolate servivano da concime!

Ex Stabilimento Florio della Tonnara di Favignana Corde cui appendere i TonniTonnara Grandi recipienti di cottura del Tonno

Sul finire dell’1800, nasce la conservazione in lattine di metallo, per cui anche le lattine erano di fabbricazione propria, avendo carpito la conservazione nella ‘Boatta’, d’origine Francese!

Donne lavoranti alla Tonnara Scatolette di metallo Florio

Purtroppo la pesca del Tonno, prima prerogativa del Mediterraneo e perpetrata per soli 3 mesi, dalla metà di Aprile sino alla metà di Luglio, adesso, in mancanza di una necessaria e sostenuta regolamentazione, ha assunto una connotazione internazionale, con una cattura indiscriminata in ogni periodo dell’anno con disastrose conseguenze, come quasi ogni forma di globalizzazione! Ma, ingranaggi di ricordi resteranno ancorati a quel flori [d] o periodo, radicati per non dimenticare, preservando ondate di storia che hanno creato l’identità dei Favignanesi.

Corde a cui appendere i Tonni - Clicca per visionare l'intera gallery Particolare Tonnara - Clicca per visualizzare l'intera gallery

  • TVB
    • Articolo interessante e di giusta denuncia! E’ davvero urtante vedere ancora scritto su numerose confezioni, esposte nei tanti negozietti sparsi nelle Egadi e a Trapani ‘tonno rosso di Mattanza’ quando, in primo luogo, la mattanza è stata abolita nel 2007 e il tonno venduto non è neppure pescato in prossimità delle Egadi! Oltretutto, essendo appesi per le pinne, il sangue scorreva via dai Tonni quasi interamente, conferendo un gusto delicato; adesso, invece, non sappiamo nulla del tonno che mangiamo, anche perchè le troppe limitazioni alla pesca imposte da direttive e norme europee, nazionali e regionali non fanno che agevolare i mercati Internazionali! Che si riaprino le tonnare allora…ed infatti, ad oggi, la possibile riapertura è oggetto di discussione. Ciao e buon lavoro.